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Il tempo degli autistici

Siamo finalmente diventati di moda, siamo cool, siamo trendy. Davvero?
Parrebbe di si, se guardiamo a fatti recenti, la tentazione di asserire che è arrivato il nostro tempo è abbastanza forte. A Civitavecchia è stata presentata una lista civica, alle elezioni per il consiglio comunale, composta unicamente da persone autistiche: Lista civica “Art. 14 Tarantino Sindaco”.
A Milano ha aperto una scuola di formazione professionale per persone autistiche, dove ammettono anche persone non autistiche, con tanto di aule di decompressione, formazione taglia su misura e tante altre belle (pare) cose.
La barca degli autistici, la pizza degli autistici, società che assumono solo autistici…
Sembrerebbe che la società si sia svegliata un giorno ed abbia deciso che si, l’inclusione è cosa buona e giusta e via, si parte a spron battuto.
Tutto vero e tutto bello come appare? Quello che salta subito all’occhio (almeno al mio) è che tutte le iniziative nascono da persone NON autistiche (quasi sempre genitori di persone autistiche) e che non coinvolgono, negli aspetti decisionali, gestionali e operativi, nessuna persona autistica. L’autistico è passivo, non autodeterminato e non autonomo.
Sono andato a spulciare le informazioni delle persone inserite nella lista civica, quasi nessuno dei CV delle persone autistiche riporta un qualsiasi contatto, né email né numero di telefono; nei pochi casi in cui sono presenti, non sono quelle dei candidati ma di un genitore. Tutti i candidati ruotano all’interno della Cooperativa Garibaldi Podere Lazio che ha anche pubblicato un libro di Carmela Moretti dal titolo “La terra che cura – come la cooperativa Garibaldi vince l’autismo” (sic!). Il titolo del libro racconta la loro visione dell’autismo.
Nell’evento di presentazione del libro sono intervenuto: il Prof. Fiorenzo Laghi (Università La Sapienza), Massimiliano Smeriglio (Vicepresidente Regione Lazio), Marta Bonafoni (Consigliera Regione Lazio), Anna Vettigli (Legacoop Lazio), Placido Putzolu (Presidente Legacoop Lazio), Leonardo Palmisano (Presidente Cooperativa Radici Future), Maurizio Ferraro (Presidente Cooperativa Garibaldi), Stefano Latini (Presidente Consiglio d’Istituto I.T.A.G. Garibaldi)… presenza di autistici: tracce.

Ho approfondito anche il progetto della scuola di formazione (qui un articolo che ne parla), creata dal genitore di una persona autistica. Si tratta di una scuola post diploma che avrebbe, sulla carta, l’obiettivo di trasformare gli interessi e i talenti in un lavoro. Peccato che tali interessi debbano rientrare in una categoria specifica e con propensione al mondo IT e che i corsi costano un rene e la garanzia di inserimento lavorativo non c’è. 
All’evento di presentazione dell’iniziativa sono intervenute solo persone autistiche! Ahah, ovviamente trattasi di sarcasmo. Gli intervenuti sono i soliti nomi noti dell’ambiente medico.

Anche iniziative serie come quelle di Everis, Specialisterne e Auticon, che nascono per inserire nel mondo del lavoro persone autistiche (una quota parte, in effetti), non coinvolgono nel processo decisionale (etc) nessuna persona autistica. L’inserimento dell’autistico nel mondo lavorativo si basa comunque su presupposti basati sulla visione di persone tipiche, con la mediazione di persone tipiche e quindi con un bias di base.

In tutte queste iniziative, la persona autistica viene vista come elemento passivo, eterodiretto da persone tipiche che per lui decidono il meglio (?) e il miglior modo di realizzarlo.
Senza nulla voler togliere ai lodevoli sforzi di queste iniziative, non riesco comunque a non leggerci una visione da “inspiration porn” (o come dico io, da “ostensione della reliquia”), una via non proprio corretta per cercare di dirigersi verso l’inclusione e l’accettazione delle diversità (neuro o meno che siano). Si persevera nel togliere voce e azione alle persone autistiche, pensando che possano essere solo passive nel determinare il loro futuro.

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